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La storia del
popolo Basco
Testimonianze, ritrovamenti e documenti archeologici dimostrano che
circa 7.000 anni fa il popolo basco viveva in una vasta area che
va dal fiume Ebro alla regione francese dell’Aquitania.
Questo popolo viveva di pastorizia e di caccia e si spostava
frequentemente a nord e a sud dei Pirenei e parlava una lingua non
indoeuropea come è stato dimostrato da numerose iscrizioni e dai nomi di
diversi luoghi.
Verso il sesto secolo a.C. prima di Cristo, l’arrivo di numerosi
popoli indoeuropei spazzò via le precedenti popolazioni e la loro lingua,
così i baschi dovettero combattere aspramente per difendere la loro
identità contro le popolazioni barbariche.
L’arrivo delle armate romane in territorio spagnolo non provocò
notevoli cambiamenti, anzi il popolo basco instaurò sentimenti di
amicizia con quello romano a tal punto che Pompeo fondò in quei
territori la città di Pompaelo, l’odierna Pamplona.
Nei secoli successivi il popolo basco dovette lottare contro le
invasioni barbariche, Goti e Visigoti, ed in seguito contro i Musulmani
per difendere la propria indipendenza.
Il Cristianesimo cominciò a penetrare nel territorio Basco
all’inizio del terzo e quarto secolo dopo Cristo, ma la religione pagana
non scomparve del tutto, anzi alcune pratiche sono sopravissute fino al
decimo secolo.
Le popolazioni basche non avevano una unità politica e amministrativa,
ma una certa confederazione sotto l’influenza del regno di Pamplona, in
seguito conosciuto come regno di Navarra.
Nel 1512 le truppe castigliane conquistarono con le armi il Regno
di Navarra, ma il trattato di pace fu redatto sul rispetto dello statuto
basco e della propria autonomia.
A partire da quel momento, il Paese Basco si trovato diviso fra lo Stato
Francese e quello spagnolo. La parte nord (Lapurdi, Bassa Navarra e
Zuberoa) ha mantenuto le proprie istituzioni sino alla rivoluzione
francese, che le ha abolite malgrado la resistenza basca. Nel sud, le
Cortes (camere) della Navarra si riunirono per l'ultima volta nel
1829, poco prima delle guerre carliste che portarono alla perdita di
tutte le istituzioni, leggi e costumi propri.
Per anni, l'emblema basco stato rappresentato da Gernika; nel 1937,
il generale fascista Franco fece bombardare dall'aviazione nazista la
città, durante un giorno di mercato: con questo gesto si voluto
infrangere la storia e dare un castigo esemplare al popolo basco ed alle
sue ansie di libertà.
Nel dicembre 1958 nasce ETA, Euskadi Ta Askatasuna (Patria Basca
e Liberta), l'organizzazione che, ancora oggi, porta avanti la
resistenza armata contro lo Stato spagnolo, mentre nella parte di Paese
Basco sotto amministrazione francese attiva l'organizzazione
Iparretarrak.
Quando nel 1978 lo Stato spagnolo si dotato di una Costituzione,
questa è stata respinta dalla maggioranza dei Baschi in un referendum.
La ragione di questa scelta che Madrid si rifiuta di riconoscere i
diritti pi elementari del popolo basco: il Diritto all'Autodeterminazione
e all'Unità Territoriale.
La lingua basca
Il basco (euskara o euskera) è parlato a sud dei Pirenei nelle provincie
di Araba, Bizkaia e Gipuzkoa, che formano in seno al Regno di Spagna la
Comunità Autonoma del Paese Basco o Euskadi (dove l'euskara è lingua
ufficiale accanto allo spagnolo), nonché in parte della Navarra, e a
nord dei Pirenei nelle contrade sudoccidentali francesi di Lapurdi (Labort),
Bassa Navarra e Zuberoa (Soule).
Non ha parentele accertate con altre lingue e, secondo l'opinione più
accreditata, è quanto resta di antichi idiomi pre-indoeuropei un tempo
diffusi in un'area assai vasta. Oltre ad essere pertanto un affascinante
oggetto di studio per i linguisti, è matrice e veicolo di pensiero e d'espressione
di un popolo geloso della propria identità.
Dal nome della lingua derivano infatti quello del territorio (Euskal
Herria) e quello degli abitanti (euskaldunak). I parlanti basco non
rappresentano la maggioranza della popolazione nelle suddette regioni (tranne
in poche zone), sia a causa della plurisecolare erosione ad opera delle
lingue romanze dominanti e della politica assimilatrice di Spagna e
Francia, sia a causa della forte immigrazione.
Il loro numero, quantunque in aumento, non supera di molto il mezzo
milione. Eppure la vita culturale, anche per reazione alla lunga e
severa repressione esercitata dal franchismo, biecamente centralista e
sospettoso nei confronti d'ogni diversità, è attualmente assai animata
in molti campi: musica, cinema, teatro, letteratura.
Gli scrittori in euskara avvertono oggi l'urgenza di inserirsi in
correnti ormai di dimensioni planetarie senza perdere il contatto con la
realtà specifica della propria gente e sfruttando semmai la libertà
offerta dalla relativa mancanza di canoni e modelli in una vicenda
letteraria ancora ridotta (questo sempre riferendosi a testi d'alto
livello in euskara, giacché naturalmente tutt'altro discorso andrebbe
fatto per gli autori baschi che, come Baroja o Unamuno, hanno scritto le
proprie opere in spagnolo).
La bandiera basca
L' Ikurrina è la bandiera delle province basche. Fu disegnata dai
fratelli Arana, per la prima volta, per l'inaugurazione del Euskeldun
Batzokija di Bilbao il 14 luglio 1894. Fu incaricato di farlo il socio
più anziano, Ciriaco Iturri Urzelaga, un carlista di vecchia data
convinto da Sabino Arana a sposare le idee nazionaliste.
La bandiera basca reca lo sfondo rosso, a simboleggiare il popolo, la
croce di S.Andrea verde, che rappresenta le leggi tradizionali basche e
la croce bianca, simbolo del cristianesimo. In principio la bandiera
unitaria basca fu concepita come vessillo della Bizkaia e per questo uso
la utilizzò fino alla sua morte proprio Sabino Arana, figura ormai
storica dell'indipendentismo basco moderno.
Nel 1906 la Ikurrina faceva mostra di se alla prima Assemblea Generale
del Partido Nacionalista Vasco, che non era una formazione solamente
vizcaina ma anche guipuzcoana. Furono proprio i primi anni del secolo
XIX quelli dell'espansione dell'uso della bandiera basca, dei suoi
colori e dell'essenza della filosofia di Sabino Arana. Nel Paese Basco
del Sud conobbe una grande diffusione fino a che fu esposta nel primo
Aberri Eguna, celebrato nel 1932. L'ikurrina era, ed è tutt'oggi, il
simbolo dell'unione di Euskal Herria.
Il 10 settembre 1931 fu finalmente issata sul palazzo dell'Ayuntamento
di Durango, ponendo fine ad un'epoca di precarietà riguardo il suo uso
pubblico, aprendo definitivamente la strada alla sua consacrazione come
insegna ufficiale di tutti i baschi. L'ikurrina è senza dubbio "un'espressione
dell'unità spirituale dei baschi", ha dichiarato anche la Società per
gli studi baschi.
La bandiera basca fu duramete perseguita, insieme a tutti i suoi
sostenitori, durante e dopo la guerra civile, tanto che assurse
definitivamente a simbolo di libertà e resistenza. Il dittatore Franco,
da parte sua, semplicemente dichiarò che "la bandiera basca non esiste",
ed un suo ministro disse che "i baschi prima di issarla dovranno passare
sul mio cadavere". Con la nascita di E.T.A. l'ikurrina ha conosciuto un
periodo di nuova gloria, ribadendo il proprio valore di simbolo di
resistenza.
L'E.T.A. non disdegnò di ricorrere alle armi per difendere la bandiera
basca, in due differenti maniere. In primo luogo ponendo, negli anni
sessanta, centinaia di bandiere sui tralicci dell'alta tensione,
sfidando gli uomini dello stato a rimuoverle; ed in secondo luogo
ponendo bandiere basche li dove esplodevano gli artefatti posizionati
per uccidere gli uomini della Guardia Civil.
L'ikurrina per E.T.A. è un simbolo di lotta e di resistenza, un simbolo
imprescindibile nel cammino che porta all'indipendenza nazionale. Dopo
la morte di Franco la bandiera basca fu tollerata dai nuovi gvernanti
del periodo di transizione, e posta sovente di fianco alla bandiera
nazionale spagnola.
Le disposizioni seguenti prevedevano che l'ikurrina potesse essere
esposta ma sempre in presenza del vessillo spagnolo. Nell'ikurrina è
concentrata tutta l'ansia d'indipendenza, di libertà, di liberazione di
un popolo. L'ikurrina è il simbolo di uomini e donne che soffrono l'oppressione
in tutte le sue forme. L'ikurrina è il vento della libertà.
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